Strumenti personali
Sei in: HOME > STAMPA e COMUNICAZIONE > Archivio Comunicati Stampa > Comunicati Stampa 2008 > Etna: Studio INGV osservati flussi generati da meccanismi inediti
Navigazione
Calendario eventi INGV
« marzo 2010 »
do lu ma me gi ve sa
1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31

Akamai logo

 
Azioni sul documento

Etna: Studio INGV osservati flussi generati da meccanismi inediti

13/05/2008

I ricercatori Boris Behncke, Sonia Calvari, Salvatore Giammanco, Marco Neri
(della Sezione di Catania dell’INGV) e Harry Pinkerton (dell’Università di
Lancaster in Gran Bretagna), hanno ricostruito la complessa sequenza dei flussi
piroclastici - prodotti da esplosioni freatomagnetiche,  avvenute cioè per
l’interazione violenta tra magma caldo e acqua – che si sono registrati
sull’Etna nel novembre del 2006.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati  su ‘’Bullettin of
Vulcanology’’.
L’osservazione ha consentito di appurare che l’Etna, da sempre considerato un
vulcano buono, può produrre anche i tanto temuti flussi piroclastici, sebbene
di dimensioni piuttosto piccole e che pertanto non rappresentano un pericolo
per le zone abitate delle pendici del vulcano. Gli eventi del novembre 2006
hanno, però, sensibilizzato chi si deve recare in prossimità delle bocche
eruttive per lavoro, come ricercatori e guide alpine dell’Etna, quest’ultime
responsabili anche della sicurezza di centinaia di turisti che giornalmente
visitano il vulcano.
“L’Etna – spiega il ricercatore Marco Neri - è conosciuto come un vulcano
prevalentemente effusivo, che erutta colate di lava che possono causare gravi
danni materiali, ma non rappresentano quasi mai un pericolo per la vita delle
persone. Negli ultimi anni, tuttavia, l’Etna ha prodotto anche eruzioni
esplosive. Tra il 1995 e il 2001, ad esempio, alcune eruzioni sono state
accompagnate dalla formazione di piccoli flussi piroclastici, conosciuti anche
come nubi ardenti. Si tratta di valanghe di gas vulcanici incandescenti misti a
frammenti di roccia – aggiunge Neri - , che possono muoversi a velocità molto
elevate (fino a 100-200 km/ora), cioè molto più rapidamente di una colata di
lava. Nell’estate del 2006 si è risvegliato il Cratere di Sud-Est (3288 m di
quota sul mare), la più giovane delle quattro bocche sommitali dell’Etna, che
ha eruttato in modo intermittente per cinque mesi. Durante quest’eruzione è
stata osservata la formazione di piccoli flussi piroclastici che hanno avuto
origine dalla combinazione di meccanismi mai osservati in precedenza".
GIANFRANCO CRISCENTI
Ufficio Stampa Ingv