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Bali, conferenza sul clima: gli esperti rispondono

11/12/2007

Mentre a Bali si discute sul futuro del Protocollo di Kyoto dopo la sua scadenza del 2012, continua il pressing degli scienziati sui politici affinché siano rapidamente attuate le misure di riduzione dei gas serra. Un documento che ha raccolto la firma di oltre 200 studiosi di climatologia, raccomanda ai governi della Terra di non superare le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera oltre la soglia delle 450 parti per milione (ppm).

Perché questo limite? La domanda è per il dott. Sergio Castellari, tecnologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e, dalla fine del 2006  responsabile del Focal Point per l’Italia dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) presso il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), che sta seguendo i lavori sui temi scientifici della lunga conferenza sui cambiamenti climatici.

Attualmente le concentrazioni di anidride carbonica, il più importante fra i gas serra, sono arrivate a 380 ppm e la temperatura, come noto, è cresciuta di poco meno di un grado nell’ultimo secolo. Considerando tutti i principali gas serra di origine umana, si può stimare  che un ulteriore aumento fino a 450 ppm di CO2 equivalente comporterebbe un ulteriore innalzamento delle temperature di circa due gradi? “Secondo la maggior parte dei climatologi  450 ppm di CO2 equivalente e più due gradi di temperatura globale media rispetto ai valori pre-industriali sono molto probabilmente il massimo che il nostro sistema climatico può tollerare senza subire danni irreversibili. Di qui l’appello degli scienziati che hanno firmato la Bali Climate Declaration, che riprende valutazioni e preoccupazioni contenute nel quarto rapporto IPCC”.

Quale tipo di impegno di riduzione dei gas serra comporta il rispetto di questi limiti? “Secondo la letteratura scientifica analizzata nell’ultimo rapporto IPCC, con una concentrazione di CO2 equivalente nel range di 445-490 ppm è necessario arrivare al picco massimo di emissioni di gas serra entro il 2015 e poi cercare di ridurre le entro il 2050 le emissioni di almeno il 50% rispetto a quelle del anno 2000. Questo per mantenere molto probabilmente l’aumento della temperatura globale media rispetto ai valori pre-industriali di circa 2 C.

 
In questi giorni è rimbalzata sulla conferenza di Bali la notizia di un risultato elaborato da un gruppo di ricercatori americani del National Oceanic  and Atmosferic Administration (NOAA) i quali, sulla base di dati raccolti per mezzo di satelliti artificiali dal 1979 ad oggi hanno valutato una ulteriore espansione della fascia tropicale da circa 2 a 4, 8 gradi, corrispondenti a circa 225-530 km. Si tratta anche in questo caso di un fenomeno collegabile al riscaldamento globale ? chiediamolo a un altro ricercatore dell’INGV presente a Bali, il Professor Antonio Navarra, anche presidente del Centro Euro Mediterraneo per il Cambiamenti Climatici (CMCC) “Se confermato, il fenomeno e’ consistente con l’estensione della circolazione equatoriale di Hadley, il cui aspetto più appariscente e’ lo spostamento verso i poli della fascia di anticicloni subtropicali. Questo spostamento sarebbe in undicazione del cambiamento della differenza di temperatura esistente fra l’equatore e i poli. Nell’atmosfera serra, infatti le temperature polari aumentano più rapidamente di quelle equatoriali, con una conseguenze attenuazione della differenza. Si tratta di un parametro molto importante che regola anche la frequenza, distribuzione ed intensita’ del tempo meteorologico alle nostre latitudini. Se confermato il risultato dei climatologi americani sarebbe la prima evidenza del cambiamento climatico in questo delicato parametro”.

Sonia Topazio